RIZOMI, ERBOLATI E QUINTESSENZE

 

Nel 1550 il frate domenicano Leandro Alberti scriveva che Nell’altissimo Monte Baldo da ogni parte d’Europa concorrono Herbolati a raccogliere Radici, e Herbette molto profittevole ad ogni grande infermità. Lo stesso pensiero veniva espresso nel 1566 dal medico Prospero Borgarucci, Si narra d’alcune segnalate piante, e Herbe, che ivi nascono, e che nell’uso della Medicina più di tutte l’altre conferiscono. Francesco Calzolari, nello stesso anno,  pubblicava Il Viaggio di Monte Baldo, della magnifica città di Verona, una florula che eleverà il Monte Baldo a Hortus Italia  e Hortus Europae. Tali affermazioni e il volumetto dello speziale veronese diffusero in tutta Europa l’idea che questo monte fosse uno scrigno di erbe medicinali, in parte cartografate con indicazioni sicure dei luoghi e tempi di crescita. Questo facilitò erbolati e rizotomi nella ricerca di materiale fresco per lo studio e l’identificazione, sia delle specie da usare in medicina, sia delle nuove per la scienza botanica. Per uno speziale era molto importante la conservazione delle piante e la determinazione della quantità di droga da usare per curare una malattia, cioè la concentrazione del principio attivo. Si arrivò così a sperimentare l’arte spagirica, utilizzata per separare il puro dall’impuro, e, mediante la tecnica della distillazione, ad estrarre gli oli essenziali ed altre quintessenze tra cui l’acqua di vita, ossia l’alcool etilico. Calzolari, giustamente definito da Mattioli speziale esperto conoscitore dei semplici e dell’arte distillandi, si distinse anche in questo campo, conservando nel suo Museo rizomi, piante, fiori, alcoliti e tinture madri stabili e, quindi, facilmente gestibili nella ricerca della dose-effetto. Daniele Zanini (Referente Scientifico Orto Botanico del Monte Baldo)